Il valore economico finanziario della Valle del Piave, dai mestieri tradizionali ad oggi

Oltre ad essere uno scrigno di tesori d’arte, la Valle del Piave è anche una sorta di esplicazione del “Made in” del sistema economico veneto. L’eccellenza delle eccellenze la troviamo sul Piave.

Le relazioni culturali si sono per millenni stratificate in un intorno geografico dell’intero corso del fiume Piave, dando vita a straordinarie manifestazioni del sapere e del fare umano che hanno generato un Paesaggio Culturale di straordinario valore e riconoscibilità. Tali relazioni culturali sono il risultato dell’interazione tra uomo e ambiente (espressione di poeti, scrittori, mestieri, scultori, pittori ma anche architetti ed ingegneri) e dell’utilizzo ingegnoso delle risorse locali (legno, pietre, mole), che hanno consentito lo sviluppo di tecnologie legate, in primis, alla produzione di manufatti, quali ponti e dighe che hanno fortemente caratterizzato l’ambito locale ma la cui influenza si manifesta anche in altre parti del mondo. Le popolazioni di questi territori, infatti, hanno attraversato forti fenomeni migratori nel corso dei secoli, fatto questo che ha consentito di esportare il loro sapere nel mondo. Alcune testimonianze di questa migrazione di saperi, soprattutto tecnici, si possono osservare nelle realizzazioni delle dighe egiziane, etiopiche, di quelle del Sud del Brasile e del Nord dell’Argentina, nelle bonifiche africane, ma anche nella costruzione di importanti edifici di culto cristiano nel mondo e nel compimento delle più importanti metropolitane.

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Cartiera di Vas (BL)

Queste millenarie relazioni culturali hanno generato forte senso di appartenenza ai luoghi che accomuna e unisce le popolazioni i cui territori vengono attraversati dal Fiume, fatto questo che produce un’identità culturale peculiare basata sulla consapevolezza di vivere in un territorio speciale. I territori della Valle del Piave sono stati nei secoli plasmati dall’uomo nel coltivare una moltitudine di prodotti agricoli tipici, attualmente oggetto di tutela. Ancora va messa in evidenza la maglia del tessuto manifatturiero piavense con aziende che riescono a “sfruttare” le peculiarità del territorio senza snaturarlo e che spesso, proprio per l’interscambio tra imprenditori, porta ad avere produzioni di nicchia leader mondiali. Valle del Piave nella quale si colloca una moltitudine di luoghi della produzione, o che ricordano luoghi di produzione del passato, come segherie, opifici, fornaci, mulini, lanifici, cartiere, occhialerie e musei che raccontano di questi mestieri e tradizioni. E quindi per narrare alcuni mestieri del passato che hanno reso incredibile la potenza culturale del fiume narreremo degli zattieri che hanno inventato il primo sistema mondiale di certificazione del legno e riuscivano a “brandizzare” una foresta per l’uso che ne veniva fatto (ad esempio “Il Gran Bosco da Reme”), dei maestri del chiodo che studiavano ogni possibile forma per la costruzione in legno degli edifici, dei maestri spadari bellunesi, dei maestri della carta che servivano il sultano di Costantinopoli, ecc.

Ma, la Valle del Piave, è anche il territorio dei porti fluviali, delle ville rustiche e patrizie, degli snodi interattivi di scambi sociali e commerciali (alcune contenenti testimonianze uniche al mondo).

Ad oggi attorno al Piave dalla provincia di Belluno a quella di Venezia è presente una geografia dell’impresa manifatturiera e dei servizi distribuita come una “maglia localizzativa” in cui le imprese agricole ad altissima specializzazione, si mescolano con quelle altrettanto specializzate del settore meccanico, metalmeccanico, tessile, alimentare e dell’abbigliamento, capaci di imporsi a livello mondiale con alcuni marchi prestigiosi come Benetton e Luxottica.

Questo risultato di diffusa localizzazione produttiva, che trova nell’acqua del fiume Piave e delle sue derivazioni per le irrigazioni la base di vita, va in origine attribuito alla sperimentazione dell’utopia territoriale della riforma benedettina in cui il “lavoro” diventa fondamentale.

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San Benedetto da Norcia – Andrea Mantegna
Foto: Wikipedia

Dalla regola “Regula monachorum o Sancta Regula”, dettata da San Benedetto da Norcia nel 534, al capitolo XLVIII – Il lavoro quotidiano – è possibile ritrovare tutto lo spirito della tensione al lavoro delle popolazioni venete e plavensi in particolare.

[…] 7. Ma se le esigenze locali o la povertà richiedono che essi si occupino personalmente della raccolta dei prodotti agricoli, non se ne lamentino;

  1. perché i monaci sono veramente tali, quando vivono del lavoro delle proprie mani come i nostri padri e gli Apostoli.
  2. per vedere se per caso ci sia qualche monaco indolente, che, invece di dedicarsi allo studio, perda, tempo oziando e chiacchierando e quindi, oltre a essere improduttivo per sé, distragga anche gli altri.
  3. Se si trovasse – non sia mai! – un fratello che si comporta in questo modo, sia rimproverato una prima e una seconda volta;
  4. Ma se ci fosse qualcuno tanto negligente e fannullone da non volere o poter studiare o leggere, gli si dia qualche lavoro da fare, perché non rimanga in ozio […]

L’acqua del Piave e le sue derivazioni irrigue hanno plasmato per secoli i territori plavensi generando le condizioni per la nascita della piccola impresa che trova il fondamento nella forma del “campo chiuso” di 5.000 mq, di derivazione dall’heredium romano che era di 5.039,8 mq, ovvero unita minima per lo svolgimento dell’attività agricola.

Oggi, come si diceva, esistono sulle sue rive un sistema economico agroalimentare d’eccellenza e un comparto produttivo industriale forte di alcuni distretti di rilevanza internazionale tra cui per citarne alcuni di rilevanza internazionale quello dell’Occhiale e quello delle Energie rinnovabili di Belluno, quello dello Sportsystem di Montebelluna e i metadistretti del legno-arredo, della meccatronica e delle tecnologie meccaniche innovative, della termo meccanica, della bioedilizia e del condizionamento e refrigerazione industriale. Oltre ad un meta distretto molto importante per quanto riguarda questa Candidatura che è quello dei Beni Culturali e Ambientali che si occupa di attività legate al settore: restauro, conservazione, produzione di materiali per il restauro, impiantistica, laboratori di analisi e diagnostica, software e tecnologie applicate ai beni culturali, trasporto di beni culturali, bonifiche ambientali e disinfestazione, valorizzazione, comunicazione, ecc.

Per quanto riguarda il settore agroalimentare la situazione economica presenta numerose eccellenze “internazionali”.

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Ultima cena coi gamberi – Giovanni di Francia
Chiesa di San Giorgio a San Polo di Piave (TV)

Iniziamo dai vini. Anche per quanto riguarda il Veneto monaci e frati sono stati, infatti, i Patres Vinearum di alcuni dei più famosi vini italiani. Come ai cavalieri di Malta si devono il Bardolino e il Valpolicella, ai monaci scalzi il vino dei Colli Euganei, ai gesuiti il Lacrima-Christi, ai cistercensi il Gattinara e ai benedettini il Cirò e, probabilmente, il moscatello di Montefiascone. Anche la parte piavense non difetta in questo e ai cavalieri templari si riconduce il Raboso ed ai benedettini il Prosecco. Proprio il Raboso è il vino associato alle Ultime cene coi gamberi del Piave. La suggestione è che Giovanni di Francia, dipingendo nel 1466, l’Ultima cena coi gamberi nella Chiesa di San Giorgio a San Polo di Piave (TV) non si sia fatto mancare un elogio al Raboso affrescandolo nella tavola imbandita.

La parte “piavense” del Veneto presenta le DOCG Prosecco, Colli Asolani, Colli di Conegliano, Conegliano Valdobbiadene, Lison (in parte), Montello Rosso o Montello, Piave Malanotte o Malanotte del Piave, le DOC Piave, Prosecco, Vigneti della Serenissima, Montello, Colli Asolani, Venezia e una parte del Lison-Pramaggiore.

Per quanto riguarda le IGT Colli Trevigiani, Delle Venezie, Marca Trevigiana, Veneto Orientale, Vigneti delle Dolomiti e una parte dell’ IGT Alto Livenza.

Sempre rimanendo in tema “beverage” come non menzionare la Grappa e la Birra . Per essere prodotti di qualità necessitano di acqua di qualità proprio come quella delle sorgenti degli affluenti del Piave o delle Risorgive. Le distillerie Piavensi sono celeberrime per la produzione di grappa (tutti si ricordano della celeberrima “Grappa Piave”). Tra tutte le birre, da menzionare la neonata Birra del Piave, ma poi la Pedavena, Centenario e Anniversario, la Dolomiti, 32 Via dei Birrai ecc.

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Lavorazione del formaggio Piave
Foto: Consorzio Formaggio Piave DOP

Per quanto riguarda la parte agro-alimentare la parte “piavense” mette in campo alcune primizie internazionali. Iniziando dalle DOP non possiamo non menzionare per primo il Formaggio Piave DOP che trae origine da un’intuizione incredibile della LatteBusche. E chissà che il suo fratello minore “Penna Nera”, dedicato all’ epopea degli Alpini non segua le sue orme.

Altro formaggio “piavense” è la Casatella Trevigiana che vede nella Latteria di Soligo uno dei suoi più incredibili protagonisti produttivi. Il terzo prodotto DOP è il Miele delle Dolomiti Bellunesi. Per quanto riguarda le Indicazioni Geografiche Protette abbiamo il Marrone di Combai e i Marroni del Monfenera, il Radicchio Rosso di Treviso e, in piccola parte, quello variegato di Castelfranco, l’Asparago Bianco di Cimadolmo e il Fagiolo di Lamon della Vallata Bellunese.

Vi sarebbe anche una gran quantità di presidi Slowfood dall’Orzo Agordino all’Agnello dell’Alpago, al Fagiolo Gialet, all’Oca in onto fino ad arrivare al Mais Biancoperla e vi sarebbero anche un infinità di prodotti che non hanno tutele istituzionali, ma sono universalmente riconosciuti come, ad esempio, i Funghi del Montello.

Prima di approfondire i distretti industriali “piavensi” non dimentichiamo che questa zona ha dato i natali a incredibili “intelligentiae” mondiali tra cui meritano sicuramente menzione alcuni personaggi:

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Pierre Cardin mentre firma il design
di un jet privato nel 1978.
Foto: Wikipedia

Pierre Cardin (vero nome Pietro Cardin) che nasce a Sant’Andrea di Barbarana sul Piave ed è uno dei maestri dell’Alta Moda nel Mondo;

Angelo Frescura, che nasce a Calalzo ed è il padre dell’ occhialeria moderna.

Amedeo Obici, opitergino, non piavense in senso stretto, ma che emigrando lungo il Piave, parte da Venezia in treno per le Havre e quindi per New York e diventa “Mr Peanuts”.

Riccardo Lovat, sedicense che emigrando in Canada brevetta la TBM, la talpa meccanica che ha costruito tutte le metropolitane del mondo.

Italo Marchioni che nasce a Peaio di Vodo di Cadore, sulle rive del Boite affluente del Piave, ed emigra negli Stati Uniti. E’ autore del brevetto della macchina per fare il cono gelato.

Sante Colussi che nasce a Pianaz di Zoldo Alto, sulle rive del Maè affluente del Piave, ed è il padre della tradizione dei biscotti veneziani nel mondo.

Questo solo per far comprendere l’ingegno piavense. Ma venendo ai distretti “piavensi in senso stretto” possiamo dire che:

1. Il Distretto delle Energie Rinnovabili

La localizzazione del Distretto coincide con la provincia di Belluno.

Specializzazione produttiva

Le aziende del distretto operano nei settori della produzione e commercializzazione dell’energia, della progettazione di impianti e tecnologia (compresa la parte delle opere civili), della consulenza tecnica, dell’effettuazione di analisi e studi di settore, della produzione di attrezzature tecnologiche e loro componenti e materie prime, della produzione di “fonti rinnovabili” e loro trasporto, costruzioni di impianti e fornitura di materie prime, produzione e/o fornitura di servizi, tecnologie ed infrastrutture applicate anche alla distribuzione e gestione dell’energia ed impianti connessi.

Caratteristiche del distretto

L’organizzazione e le attività del distretto, coordinate da Dolomiticert (supportata dall’Associazione Industriali di Belluno), puntano a mettere assieme soggetti economici appartenenti a diverse categorie, e quindi con ambiti di azione complementari tra loro, ma accomunati dall’interesse nei confronti del territorio in cui operano e nello sfruttamento delle fonti energetiche presenti in esso. Una funzione importante del Distretto è quella di coinvolgere in un disegno unico le piccole e medie aziende del territorio, gli enti pubblici e i soggetti privati e gli enti di ricerca, innovazione e certificazione, che ritrovandosi in un quadro verificato di interesse settoriale, valutino positivamente la convenienza di partecipazione.

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Il piccolo borgo di Rizzios (BL) dove nel 1878 Angelo Frescura, con l’aiuto del fratello Leone e di Giovanni Lozza, avviò la prima occhialeria del Cadore.

2. Il Distretto dell’Occhialeria

Il distretto degli occhiali si estende in tutto il territorio della provincia di Belluno, dove si possono individuare tre importanti aree di concentrazione: il Cadore, l’Agordino e le zone di Longarone, Alpago, Feltrino, Bellunese (Belluno e Ponte nelle Alpi) e Val Belluna (Mel, Sedico, Sospirolo, Trichiana, Limana). Tuttavia, si contano presenze significative di imprese anche nelle province di Treviso, Padova e Venezia, nonché in alcuni comuni adiacenti in Friuli Venezia Giulia.

Specializzazione produttiva

Il distretto è specializzato in tutte le produzioni che riguardano l’occhiale: montature da vista, occhiali da sole, minuterie per occhiali, astucci e, in misura minore, lenti. Per quanto riguarda i settori di supporto si segnalano alcune aziende specializzate nella produzione di macchinari per il settore (sebbene la maggior parte dei beni strumentali giunge dalle aree di specializzazione della meccanica dislocate nel territorio nazionale), di attrezzature di produzione e in trattamenti galvanici.

Caratteristiche del distretto

Nel distretto operano, da un lato, poche grandi imprese e gruppi internazionali che, nati all’interno del distretto, hanno negli ultimi anni raggiunto dimensioni tali da esser diventati leader mondiali del settore e affermati sui mercati internazionali. Distribuiscono prodotti con marchi propri e in licenza, presidiano importanti attività di marketing, quali la progettazione del prodotto, la comunicazione e la logistica ed hanno il controllo diretto della distribuzione (rete di agenti propri e apertura di filiali commerciali all’estero) sia l’acquisizione di catene di ottica a livello internazionale. Dall’altro lato, c’è un insieme di Pmi specializzate nella produzione del prodotto, di parti componenti o in alcune specifiche lavorazioni, che cedono ai committenti, aziende licenziatarie e con marchi propri oppure distributori.

3. Il Distretto dello SportSystem di Montebelluna

Il Distretto dello Sportsystem di Montebelluna si estende su una superficie di circa 320 kmq. Comprende principalmente i Comuni di Valdobbiadene, Pederobba, Monfumo, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Cornuda, Fonte, Maser, Asolo, Altivole, Castello di Godevo, Castelfranco Veneto, Vedelago, Caerano, Montebelluna, Crocetta, Volpago, Trevignano, Istrana, Giavera del Montello, Nervesa, Arcade, Ponzano Veneto, Villorba e San Biagio di Callalta.

Specializzazione produttiva

Lo Sportsystem District montebellunese è specializzato nella progettazione, produzione e commercializzazione di articoli sportivi: calzature specialistiche, abbigliamento e attrezzi pensati per la pratica sportiva.

Caratteristiche del distretto

I punti di forza che hanno determinato il successo del distretto montebellunese sono connessi ai caratteri distintivi dei distretti produttivi: la presenza di una comunità locale ben integrata, con frequenti rapporti interpersonali tra i soggetti locali; l’accentuata divisione del lavoro tra le imprese e la scomponibilità in fasi del processo produttivo (accanto alle universalmente conosciute ditte con marchio e alle multinazionali, operano Pmi a conduzione familiare e una miriade di produttori di materiali o componenti per calzature, che costituiscono il cosiddetto indotto); il legame tra piccoli produttori e mercati esterni di sbocco; le continue innovazioni tecnologiche-organizzative; il know how degli imprenditori locali, dei modellisti e dei creativi, al quale ricorrono molte aziende straniere e che ha decretato la competitività a livello mondiale del Made in Montebelluna.

Dott. Giuliano Vantaggi

Presidente Comitato Promotore

Dott. Prof. Giovanni Campeol

Presidente Comitato Scientifico e referente per la redazione del Piano di Gestione.

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