La Valle del Piave viene considerata meritevole di entrare a far parte della lista del patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, secondo i seguenti criteri:

• Criterio (II), ovvero “mostrare un importante interscambio di valori umani, in un lungo arco temporale o all’interno di un’area culturale del mondo, sugli sviluppi nell’architettura, nella tecnologia, nelle arti monumentali, nella pianificazione urbana e nel disegno del paesaggio”;

• Criterio (IV), ovvero “costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustri uno o più importanti fasi nella storia umana”;

• Criterio (VI), ovvero “essere direttamente o materialmente associati con avvenimenti o tradizioni viventi, idee o credenze, opere artistiche o letterarie, dotate di un significato universale eccezionale”.

Il Piave ha un’unicità culturale, dettata da due condizioni che si intrecciano nel corso dei secoli. Dapprima, infatti, esso ha rappresentato il luogo di passaggio nord-sud privilegiato per lo spostamento dei popoli indoeuropei, i quali cercavano nel clima mediterraneo un habitat naturale migliore che permettesse loro di cacciare e quindi di sopravvivere. Tale passaggio ha lasciato una serie di testimonianze archeologiche, costituite da santuari, ad esempio quelli presenti nelle zone del Monte Calvario e di Lagole, e da alcuni ritrovamenti importanti come l’Uomo di Mondeval (7.000 anni fa) e l’Uomo di Val Rosna (14.000 anni fa).

In secondo luogo il Piave è stato il fiume che, nel corso dei secoli, ha dato un contributo sostanziale nel rendere Venezia una potenza economica mondiale. Esso, infatti, non ha fornito Venezia solo di materie prime, ma anche di professioni e di professionalità. Queste ultime hanno lasciato sulle rive del Piave un insieme di opere d’arte e di segni culturali, che si sono incastonati nel Paesaggio come le gemme di uno scettro, dando vita ad un “unicum” irripetibile, in cui si fondono caratteristiche climatiche e paesaggistiche, generate dall’unione tra il blocco artico e il blocco mediterraneo, e rilevantissime evidenze storiche.

In Veneto sono già presenti sei siti UNESCO:

tabella-siti-unesco-veneto

In questo contesto la candidatura de “IL PIAVE E IL SUO PAESAGGIO CULTURALE” si rappresenta come un elemento che va a consolidare la rete territoriale veneta dei siti UNESCO, collegando in modo straordinario (anche in riferimento alla casistica mondiale) due siti UNESCO quali quello delle Dolomiti e quello di Venezia e la sua Laguna.

mappa-veneto-unesco

In tal senso il Veneto, oltre ad essere la prima regione turistica d’Italia, annovera una diversità geografico-culturale unica, in quanto nel breve spazio di un centinaio di chilometri si passa dalle montagne più belle al mondo alle coste sabbiose di Jesolo, dalle città storiche come Venezia, Treviso, Padova, Vicenza, Verona al sistema deltizio del Fiume Po (oggi riserva della Biosfera dell’UNESCO).
Tutti ambiti geografici nobilitati e rafforzati dal fatto che alcuni di questi sono già da tempo siti della WHL UNESCO.

mappa-sito-serialeIl Sito seriale si estende dalle sorgenti alla foce del fiume Piave, ricade interamente all’interno della Regione Veneto, coinvolgendo le province di Belluno, Treviso e Venezia. Il territorio in esame corrisponde in parte con il bacino idrografico, ma anche con la fascia pedemontana e pianeggiante, caratterizzata da territori più ampi, frutto delle relazioni dirette di tipo culturale innescate dalla presenza del fiume. Relazioni queste che hanno dato vita a spazi geografici (mappe tematiche culturali), temporalmente dinamici, a seconda del periodo storico di riferimento.

La serialità del sito è frutto di tre tipologie di rapporto spaziale a cui corrispondono specifiche e temporali relazioni culturali:
1. Rapporti diretti, fisici territorio-fiume (in area montana, collinare e pianeggiante);
2. Rapporti indiretti, territoriali vasti con il fiume (in area pianeggiante), a seconda dei periodi
storici;
3. Rapporti indiretti, territoriali vasti con Venezia.

Il Piave è indiscutibilmente il fiume che ha fatto grande Venezia, il cordone ombelicale permanente che ha garantito nei secoli la costante alimentazione della città destinata a divenire tra Quattro e Cinquecento il centro del mondo conosciuto, il cuore pulsante della cultura e dell’economia mediterranea.

dolomiti-peralbaIl suo corso, relativamente breve, sigilla, in poco più di duecento chilometri, il rapporto tra le terre del Nord con quelle del Sud, dal microclima artico a quello mediterraneo. Luogo geografico in cui i navigatori indefessi della Venezia liquida hanno dialogato con gli orgogliosi popoli stanziali legati al fiume Piave, fatto questo che ha innescato profonde dinamiche culturali dal comprensorio dolomitico a quello veneziano, unendo la biodiversità alpina con quella lagunare attraverso anche l’evoluzione delle “economie” ad esse legate.

Il fiume Piave si rappresenta, quindi, come filo conduttore dinamico che lega e relaziona due siti della WHL UNESCO, morfologicamente diversi, quali le “Dolomiti” e “Venezia e la sua Laguna”, ma intimamente legati dal punto di vista della genesi geo-morfologica.

Le Dolomiti (che rappresentano un paesaggio in cui si osservano nelle rocce paesaggi quali scogliere fossili e ambienti tropicali del Mesozoico) derivano loro stesse dall’interazione tra mare e terra, così come la laguna è il prodotto dell’interazione tra terra (l’apporto dei sedimenti prove- nienti dal bacino Alpino) e mare (le correnti ed il trasporto litoraneo dei sedimenti).

La laguna di Venezia e la città di Venezia sono il risultato, quindi, dell’influenza del corso d’acqua sulla dinamica costiera (in particolare le parti settentrionale e centrale della Laguna devono la loro origine alla dinamica del Piave). I sedimenti derivanti dalla disgregazione di rocce di origine marina (e non) ritornano alla dinamica costiera e creano la Laguna di Venezia, in cui possiamo riconoscere la loro origine.

Tali dinamiche geomorfologiche complesse tra fiume Piave e Laguna di Venezia si sono intrecciate con dinamiche socio-culturali altrettanto complesse e geograficamente diversificate a seconda del periodo storico.

Il “valore” della candidatura del Piave a sito della WHL è rappresentato dall’importanza e dalla peculiarità delle relazioni culturali che si sono stratificate nei millenni in un intorno geografico legato al fiume stesso, dalla sorgente alla foce, generando uno specifico Paesaggio Culturale.

Tali relazioni culturali presentano contenuti di grande importanza storica, di particolare riconoscibilità attraverso diverse manifestazioni del sapere e del fare umano definendo il Piave come:

• luogo della produzione pittorica (in primis Tiziano Vecellio);
• luogo della produzione letteraria (Dino Buzzati, Monsignor Giovanni Della Casa, Andrea Zanzotto, Ernest Hemingway);
• luogo della cultura materiale (il lavoro dal fiume, per il fiume etc.);
• luogo della produzione architettonica (le ville storiche e i nuclei urbani).

Tale stratificazione di relazioni culturali e contenuti storiografici ha caratteristiche di straordinarietà e valore universale.

Il fiume Piave si mostra come un fondamentale prisma di valori umani in un arco temporale di tremila anni. La parola stessa deriva dalla radice semantica ladina “plou”: ciò che scorre.

L’identità femminile o maschile del fiume appartiene ad una vecchia diatriba letteraria tra i grandi della Storia. Solo per citarne alcuni, si va dal Premio Nobel Giosuè Carducci dell’“Ode al Cadore”, passando al Vate Gabriele D’Annunzio dei “Canti della Guerra Latina”. Il fiume è padre – più protettore che padrone – di mestieri singolarissimi, dai quali è dipeso di fatto il mantenimento minimo di un’intera civiltà. Si è detto in più lingue, in più maniere, ma è fuori dubbio che la Venezia fatta di legno e posata sul legno, che trova nel legno del Cadore, del Montello e del Cansiglio la materia prima per la produzione delle sue imbarcazioni commerciali e militari, abbia beneficiato come vena maestra del corso del Piave.

zateri-piave

Zàteri del Piave
Foto: nuovocadore.it

Il fiume produce, a forza di interazioni secolari, la classe dei zàteri riconosciuti dalla Serenissima, che sono antichi trasportatori di legnami dal Cadore all’Adriatico. Consente il trasporto delle mole da macina di Soccher che scendono fino alla laguna, per esser poi cedute ai ricchi mercanti asiatici. E ancora, solo per citare alcuni esempi, vi sono gli antichi scalpellini di Codissago, i maestri dei chiodi della Val Zoldana, del ferro battuto del Feltrino, delle chiavi di Cibiana, delle spade di Belluno, degli esperti ingegneri minerari agordini, dei seggiolai del Basso Agordino, infine degli esperti bonificatori del Basso Piave. Tutti insieme, nel fiume si riconoscono, si formano tra destra e sinistra orografica trovando nelle acque del fiume occasione di vita commerciale, professionalità lavorativa, identità sociale, via di transito, motivo d’appartenenza religiosa, infine epica.
Il costante e fisiologico dinamismo uomo-ambiente produce, nel corso dei secoli, un patriziato di artisti eccezionali nel loro insieme, che trovano proprio nel fiume il motivo ispiratore della loro produzione, oltre che un originale sentimento di appartenenza.

tiziano-vecellio

Tiziano Vecellio (1488/90 – 1576)
Foto: valcomelicodolomiti.it

Nell’elenco unico per eccellenza di produttori di cultura legati al fiume Piave, va annoverata la straordinaria epopea pittorica di Tiziano Vecellio (1485 –1576), indiscusso magister del colore materico rinascimentale nelle alte Corti d’Europa.
In ambito letterario si ricorda Monsignor Giovanni Della Casa (1503 –1556), Nunzio Apostolico della Santa Sede in Venezia, che, dall’Abbazia di Sant’Eustachio di Nervesa sulle prime “prese” del Montello di fronte al Piave di medio corso, scrive nella prima metà del ‘500 il “Galateo”, trattatello di buone e convenienti maniere, destinato a influenzare il “bon ton” e le diplomazie del mondo moderno.
Ernest Hemingway (1899 – 1961), il più famoso scrittore del mondo, Premio Nobel del 1954, autore di “Addio alle Armi”, volontario nella Prima Guerra Mondiale, si definisce “un ragazzo del Basso Piave”, rendendo immortali le acque del nostro fiume sacro.
Dino Buzzati (1906 – 1972), tuttora uno degli scrittori più tradotti al mondo, che nel paesaggio plavense trae ispirazione per le migliori opere di ambientazione dolomitica.
Non da ultimo Andrea Zanzotto (1921 – 2011), “uomo-poeta” del Quartier del Piave, cantore del paesaggio felice che dedica l’intera vita all’esaltazione delle terre venete fluviali del medio-corso del Piave, tra Vidor e Susegana.

L’acqua del Piave è, dunque, strumento di cultura, rientra in un concetto di paesaggio percettivo che influenza il modo di pensare e di produrre di una grande comunità interconnessa: dalla montagna al mare. Discutiamo anche della valle in cui il Fiume Piave è segno conduttore di un “paesaggio culturale”, definizione coniata da Goffredo Parise che proprio nella località di Ponte di Piave colloca la sua “home”, simbolo di un’arcadia sì veneta, ma non di meno universale.

longarone_pirago

Il campanile di Pirago, frazione di Longarone (BL), rimasto in piedi dopo il passaggio dell’onda del Vajont il 9 ottobre 1963. Foto: Wikipedia

Fiume Piave che è stato modificato, con colpevole incuria o mano dolosa, portando a una trasformazione geografica irreversibile in almeno due occasioni epocali, di cui si ha memoria ancora viva: il disastro del Vajont (1963), con cancellazione della città di Longarone, e i bombardamenti della Prima Guerra Mondiale con la distruzione di gran parte dei paesi rivieraschi.

In altri casi, le catastrofiche esondazioni plavensi si sono dimostrate, invece, banco di prova dei più autorevoli studiosi di idrografia mondiale, rendendo il bacino del Piave – libro di storia nei secoli – un modello di studi universalmente riconosciuto.
Questi cambiamenti epocali del paesaggio, per mano umana, si rappresentano agli occhi dell’ente UNESCO come uno dei contenitori concettualmente forti e significativi.

Il suo essere “Bene Seriale”, visto come insieme di punti culturali, è il focus che può condurre al riconoscimento delle terre della valle del Piave di patrimonio eccezionale per “universalità e unicità”; basata sulla constatazione che il Piave, visto nella sua estensione longitudinale e latitudinale, custodisce le tracce e le testimonianze vive della storia umana millenaria, ovvero un esempio eccezionale di paesaggio culturale.

sorgenti-del-piave

Le sorgenti del fiume Piave ai piedi del Monte Peralba in località Sappada (BL)

Da ultimo si deve aggiungere come quest’acqua, definita “sacra” per motivi non religiosi, dalla quale gli Imperi Centrali nella Prima Guerra Mondiale non avrebbero voluto arretrare, rappresenta il simbolo della forza di questo fiume e dei suoi abitanti.

È sul Piave che insindacabilmente si colloca la fine del conflitto che ha cambiato per sempre il volto del mondo ed è per questa ragione che si ritiene che entrare nel 2015 nella Lista Propositiva Italiana per la candidatura UNESCO significherebbe concretamente poter consolidare la procedura nel 2018, data nella quale si terranno le celebrazioni del centenario della fine della Grande Guerra.

Ciò porrebbe le basi per rafforzare la consapevolezza dei popoli rivieraschi del valore primario del Piave anche inteso come “un fiume del futuro”.

Criterio (ii)
“mostrare un importante interscambio di valori umani, in un lungo arco temporale o all’interno di un’area culturale del mondo, sugli sviluppi nell’architettura, nella tecnologia, nelle arti monumentali, nella pianificazione urbana e nel disegno del paesaggio”

Le relazioni culturali si sono per millenni stratificate in un intorno geografico dell’intero corso del fiume Piave, dando vita a straordinarie manifestazioni del sapere e del fare umano che hanno generato un Paesaggio Culturale di straordinario valore e riconoscibilità.

Tali relazioni culturali sono il risultato dell’interazione tra uomo e ambiente (espressione di poeti, scrittori, mestieri, scultori, pittori ma anche architetti ed ingegneri) e dell’utilizzo ingegnoso delle risorse locali (legno, pietre, mole), che hanno consentito lo sviluppo di tecnologie legate, in primis, alla produzione di manufatti, quali ponti e dighe che hanno fortemente caratterizzato l’ambito locale ma la cui influenza si manifesta anche in altre parti del mondo.

ecomuseo-del-legname-stua-belluno

Ecomuseo del legname lungo il Piave
in località Stua, Comelico Superiore (BL)

Le popolazioni di questi territori, infatti, hanno attraversato forti fenomeni migratori nel corso dei secoli, fatto questo che ha consentito di esportare il loro sapere nel mondo. Testimonianze di questa migrazione di saperi, soprattutto tecnici, si possono osservare nelle realizzazioni delle dighe etiopiche, di quelle del Sud del Brasile e del Nord dell’Argentina, nelle bonifiche africane, ma anche nella costruzione di importanti edifici di culto cristiano nel mondo e nel compimento delle più importanti metropolitane.

Queste millenarie relazioni culturali hanno generato forte senso di appartenenza ai luoghi che accomuna e unisce le popolazioni i cui territori vengono attraversati dal Fiume, fatto questo che produce un’identità culturale peculiare basata sulla consapevolezza di vivere in un territorio speciale.
I territori della valle del Piave sono stati nei secoli plasmati dall’uomo nel coltivare una moltitudine di prodotti agricoli tipici, attualmente oggetto di tutela.

Ancora va messa in evidenza la maglia del tessuto manifatturiero piavense con aziende che riescono a “sfruttare” le peculiarità del territorio senza snaturarlo e che spesso, proprio per l’interscambio tra imprenditori, porta ad avere produzioni di nicchia leader mondiali.

Valle del Piave nella quale si colloca una moltitudine di luoghi della produzione come segherie, opifici, fornaci, mulini, lanifici, occhialerie. Ma anche territorio dei porti fluviali, delle ville rustiche e patrizie, degli snodi interattivi di scambi sociali e commerciali (alcune contenenti testimonianze uniche al mondo).


Criterio (iv)
“costituire un esempio straordinario di una tipologia edilizia, di un insieme architettonico o tecnologico, o di un paesaggio, che illustri uno o più importanti fasi nella storia umana”

Il fiume Piave costituisce un esempio eccezionale di paesaggio culturale plasmato dall’acqua e rappresentativo di una cultura, frutto dell’interazione millenaria dell’uomo con l’ambiente. In quest’ottica si debbono mettere in relazione, per la loro identità e sostanziale omogeneità architettonica, le antiche case sappadine della comunità germanofona della sorgente del Piave con gli antichissimi squeri di San Trovaso in Venezia, sede storica dei maestri d’ascia e intagliatori.

abbazia-santa-bona-vidor

Abbazia di Santa Bona, Vidor (TV)

Così si possono associare, per “identità di sistema”, le dighe (Vajont, Soverzene, Pieve di Cadore, Nervesa) che, da monte verso valle, hanno rappresentato un’unica esperienza nella progettazione ingegneristica mondiale. Ancora la costellazione delle abbazie conventuali di origine benedettina, certosina e francescana che per oltre mille anni, da Belluno all’attuale Monastier di Treviso, passando per Vedana, Feltre, Vidor, Follina, Nervesa e Lovadina, hanno contribuito a tenere coesa la comunità delle opposte rive del Piave, generando un corpo unitario di paesaggio culturale. Non a caso i monaci venivano chiamati Patres Vinearum i quali nei secoli hanno contribuito in maniera fattiva alla trasformazione del Paesaggio Culturale Piavense.

Non si può enucleare in un documento di sintesi l’incredibile schiera di santuari e zone archeologiche risalenti ai paleo-veneti, di castelli, di chiese e di musei che, al giorno d’oggi, sono diventati veri e propri scrigni di opere Patrimonio dell’Umanità (basti pensare che molte contengono opere del Tiziano, di Brustolon, di Canova, ecc.).

Questo complesso di molteplici esperienze, con riferimento alle tecnologie acquisite sul campo, hanno costituito il precedente per la costruzione della diga di Assuan (al progetto avveniristico concorre, infatti, l’ingegnere Luigi Gallioli), durante la cui edificazione, visto il concreto rischio di sommersione dei templi egizi di Abu Simbel, viene concepita, a cura della Comunità Internazionale, la Convenzione Unesco per la Salvaguardia dei Patrimoni dell’Umanità.


Criterio (vi)
“essere direttamente o materialmente associati con avvenimenti o tradizioni viventi, idee o credenze, opere artistiche o letterarie, dotate di un significato universale eccezionale. (Il Comitato reputa che questo criterio dovrebbe essere utilizzato in associazione con altri criteri)”

stele-hemingway-fossalta-di-piave

Stele commemorativa di Ernest Hemingway a Fossalta di Piave (VE).
Foto: venetograndeguerra.it

Il costante e fisiologico dinamismo uomo-ambiente ha prodotto nella valle del Piave, nel corso dei secoli, un patriziato di artisti eccezionali che trovano proprio nel Fiume e nei suoi paesaggi vasti il motivo ispiratore della loro produzione, oltre che un originale sentimento di appartenenza: Tiziano Vecellio (1485 –1576), indiscusso magister del colore materico; Monsignor Giovanni Della Casa (1503 –1556), autore del “Galateo”; Ernest Hemingway (1899 – 1961) che si definisce “un ragazzo del Basso Piave”; Dino Buzzati (1906 – 1972), che nel paesaggio plavense trae ispirazione per le migliori opere di ambientazione dolomitica; Andrea Zanzotto (1921 – 2011), “uomo-poeta” del Quartier del Piave.

Infine, va evidenziata la lunga permanenza del “fronte”, nella Grande Guerra, su entrambe le sponde, la cui memoria è affidata alla presenza dei sacrari militari francesi (Pederobba), inglesi (Giavera) e italiani (Nervesa, Fagarè della Battaglia).

La proposta di Sito Seriale del fiume Piave bene si presta ad un’applicazione metodologica capace di verificare l’attuazione delle strategie di tutela e conservazione, conoscenza e valorizzazione del Sito, attraverso un appropriato piano di monitoraggio che può essere effettuato mediante l’applicazione di un modello di Valutazione Ambientale Strategica, strumento, questo, in grado di:
• osservare l’efficacia nel tempo delle misure di conservazione volte a mantenere l’integrità del Sito e a mitigarne la vulnerabilità,
• misurare l’andamento complessivo delle attività avviate ed elencate nel Piano di Gestione, al fine di intraprendere, ove lo si ritiene necessario, opportune azioni correttive per il conseguimento degli obiettivi pianificati.

chiesa-sant-anna-falze-piave

La Chiesa di Sant’Anna, risalente al 1265, a Falzé di Piave (TV)

Il futuro Piano di Gestione rappresenterà, quindi, lo strumento in grado di verificare il raggiungimento dei tre macro-obiettivi strategici che un’iscrizione alla WHL impone a scala mondiale per il Sito seriale, ovvero:
1. la Tutela e la Conservazione;
2. la Conoscenza;
3. la Valorizzazione.

L’utilizzo di una metodologia di VAS applicata al Piano di Gestione, attraverso idonei indicatori ed appropriate tecniche multicriteriali, consentirà di individuare i potenziali impatti, positivi e/o negativi, che le azioni previste dallo strumento gestionale potranno produrre nel sistema ambientale a scala locale e vasta.

Il monitoraggio, inoltre, consente l’applicazione di un modello di gestione del Sito denominato “a spirale”, che permetterà di attuare un percorso virtuoso per migliorare nel tempo la fruizione del Sito stesso attraverso le seguenti fasi:
• Inserimento del Sito nella WHL dell’UNESCO;
• Elaborazione di Progetti di comunicazione e promozione del Sito della WHL;
• Realizzazione di infrastrutture ad alta qualità per migliorare l’accoglienza nel sito;
• Incremento della ricchezza delle comunità presenti nel sito;
• Recupero di adeguate risorse economiche per il miglioramento della tutela e conservazione, conoscenza e valorizzazione del Sito seriale;
• Sviluppo ambientale permanente (economico, ecologico, culturale e sociale) dei territori del Sito UNESCO;
• Definizione di nuovi progetti di comunicazione, promozione e fruizione del Sito della WHL.

L’analisi comparativa ha evidenziato che, allo stato attuale, non esistono Siti della WHL che contemplino un Paesaggio Culturale simile a quello del Piave. Esistono, infatti, patrimoni naturali relativi alle foci dei fiumi, come nel caso del Delta dell’Okavango in Botswana (inserito nel 2014), ma non esistono altri Paesaggi Culturali Patrimonio dell’Umanità che presentino una tale ricchezza culturale che attraversa i secoli della storia del mondo.

lagole-calalzo

La zona archeologica di Lagole a Calalzo di Cadore (BL)

Il Piave ha un’unicità culturale, dettata da due condizioni che si intrecciano nel corso dei secoli. Dapprima, infatti, esso ha rappresentato il luogo di passaggio nord-sud privilegiato per lo spostamento dei popoli indoeuropei, i quali cercavano nel clima mediterraneo un habitat naturale migliore che permettesse loro di cacciare e quindi di sopravvivere. Tale passaggio ha lasciato una serie di testimonianze archeologiche, costituite da santuari, ad esempio quelli presenti nelle zone del Monte Calvario e di Lagole, e da alcuni ritrovamenti importanti come l’Uomo di Mondeval (7.000 anni fa) e l’Uomo di Val Rosna (14.000 anni fa).

In secondo luogo il Piave è stato il fiume che, nel corso dei secoli, ha dato un contributo sostanziale nel rendere Venezia una potenza economica mondiale. Esso, infatti, non ha fornito Venezia solo di materie prime, ma anche di professioni e di professionalità. Queste ultime hanno lasciato sulle rive del Piave un insieme di opere d’arte e di segni culturali, i quali si sono incastonati nel Paesaggio come le gemme di uno scettro, dando vita ad un “unicum” irripetibile, in cui si fondono caratteristiche climatiche e paesaggistiche generate dall’unione tra il blocco artico e il blocco mediterraneo, e rilevantissime evidenze storiche.

OPPORTUNITA’ PER IL TERRITORIO

La Candidatura della Valle del Piave come paesaggio culturale UNESCO consente ai territori coinvolti nel progetto di promuovere le proprie peculiarità economiche, turistiche, culturali, storiche, in un ambito geografico che non è solo veneto e italiano, bensì mondiale.

piave-vecchia

La Piave Vecchia in località Caposile (VE)

Si tratta, infatti, di un’opportunità eccezionale, e forse unica, per rilanciare in un’ottica condivisa l’immenso patrimonio del paesaggio culturale della “Valle del Piave” mettendo a sistema la capacità di questa parte d’Italia sotto un brand quale quello dell’UNESCO, ovvero promuovendo tutte le attività del fare umano che hanno caratteristiche riconducibili agli obiettivi della candidatura a sito UNESCO della Valle del Piave, quali:

• le offerte turistiche, dal mare alla montagna;
• le produzioni agricole di eccellenza, tra le quali il vino, i formaggi, il radicchio, gli asparagi, i fagioli, ecc.;
• le attività economiche anche industriali, ambasciatrici della creatività, del design e della produzione italiana;
• gli eventi culturali, un patrimonio inestimabile di storia, arte, letteratura e architettura che affascina il mondo;
• gli eventi sportivi, le occasioni ideali per creare aggregazione, intrattenimento e socialità in un territorio unito da valori comuni.

Attraverso un’azione coordinata potranno essere messe in rete su scala mondiale le principali iniziative promosse dai territori coinvolti dal sito UNESCO, secondo una gerarchia denominata “reti funzionali” elaborate attraverso un processo di partecipazione con tutti i soggetti pubblici e privati interessati alla promozione del sito.


OPPORTUNITA’ PER LE AZIENDE

responsabilita-impreseAlle aziende private interessate a sostenere e promuovere la Candidatura della Valle del Piave a Patrimonio dell’Umanità offriamo la possibilità di diventare Partner ufficiali del progetto.

Tali partner, secondo differenti livelli e modalità di sponsorizzazione, sposano le finalità del progetto e diventano protagonisti sostenendo le molteplici attività relative alla candidatura a patrimonio inestimabile e insostituibile per l’intera umanità. Inoltre esprimono il proprio forte consenso per l’ottenimento di tale prestigioso riconoscimento, rafforzando l’impegno e la responsabilità per la tutela del sito e la trasmissione integra alle future generazioni.

Si tratta, quindi, di una prestigiosa opportunità di comunicazione e promozione del proprio brand a livello nazionale e internazionale, con positivi e duraturi effetti sull’immagine e la produzione aziendale in un contesto globale sempre più attento, ricettivo e sensibile all’impegno sociale, culturale ed ambientale delle imprese.


OPPORTUNITA’ PER LE PERSONE

La candidatura della valle del Piave coinvolge direttamente più di 360 mila abitanti che vivono in quest’area e, indirettamente, diversi milioni di persone legate “emozionalmente” a queste terre, in Italia e nel mondo.

mipiave-neroPer questo il Comitato Promotore intende coinvolgere i cittadini, le associazioni, il volontariato e chiunque desideri contribuire a questo ambizioso progetto, attraverso incontri ed eventi sul territorio per illustrare la candidatura e sensibilizzare la popolazione sull’importanza di questa iniziativa e sulle diverse ricadute positive a livello locale (turismo, occupazione, visibilità).

La candidatura della valle del Piave a Patrimonio dell’Umanità UNESCO è innanzitutto un grande progetto della Comunità, che vive del desiderio di condivisione dei cittadini allo scopo di renderla davvero “universale” all’interno della Comunità Piave.